Storia di una sarta

Storia di una sarta: una settimana o forse due

Questa volta scrivo dopo due settimane invece di una come dovrebbe essere.

Non sempre è facile scrivere di sè, soprattutto quando l’umore è piuttosto sotto i piedi. Ecco, l’ultima settimana è andata via così, umore volubile come il tempo e tendente al grigio.

Immagino che sia così per tutti, quando qualcosa non va, in qualche modo tutto il nostro mondo ne risente, anche quello del lavoro.

Ma per fortuna arriva sempre un altro giorno e un po’ di sole a rischiarare animi e vita.

In questi momenti mi ricordo dell’importanza degli accessori, mai sottovalutarli.

Basta una bella collana, la scarpa giusta, il trucco ben fatto ed anche quel vestito un po’ noioso e già visto riprende vita.

Una di queste mattine non riuscivo a trovare i miei occhiali da vista, ma dovevo uscire per forza e senza non sono più abituata, oltre al fatto che non vedo. Nell’emergenza ho trovato questi che pur essendo graduati sono da sole.

Belli, grandi, un po’ retro’. Prima di uscire mi sono guardata allo specchio e… magia!

Niente faccia stravolta di sonno, niente pallore da mancanza di trucco, occhiali e rossetto e l’effetto wow è garantito!

E poi quando sei fuori vedi questi scorci…

L’unica cosa che rende sopportabile il mio part-time è avere la possibilità di godere della bellezza di questa città.

Roma si ama o si odia, non ci sono mezze misure, è troppo grande, troppo caotica, troppo tutto.

Ma se la guardi bene, magari in quelle giornate strane che ti regalano luci particolari, allora intuisci il suo fascino, capisci quanto sia bella, quanto anche lei soffra ad essere trascurata, ferita, maltrattata.

Perché è qui da tanto, tantissimo tempo ed è sempre bella, bellissima e se ci si vive male non è per colpa sua ma di chi la gestisce e di chi la vive, che dovrebbe adorarla e curarla come merita e invece…

Ottobre è un bel mese per visitarla, i colori dell’autunno le donano sfumature ed atmosfere ineguagliabili. Spero di riuscire a fare altre foto da condividere con voi.

Ottobre?

Caspita, siamo già alla fine di ottobre e questo mi ricorda Halloween.

So già che Halloween è una festa molto controversa, non fa parte della nostra tradizione, almeno in questa veste, ci è arrivata dall’America col suo “dolcetto o scherzetto”.

Va bene, sento le vostre rimostranze, ma io non riesco a farmela diventare antipatica, sarà colpa di quelle zucche con i loro sorrisi sdentati, l’accenno al mondo delle streghe, tutte quelle decorazioni a base di pipistrelli e candele, insomma, perché no?

Dolcetto?                                   

Io intanto ho realizzato una giarrettiera in pizzo elasticizzato nero, nastro di velluto e decorazione con zucchetta spaventosa in gomma crepla arancione glitterata e piume. La zucca in realtà è una spilla che si può togliere per godersi la giarrettiera anche dopo halloween… o anche da chi non lo ama, basta toglierla e via!

La trovate qui.

Tornando alla routine, mi sono rimessa a modellare e a creare nuovi prototipi.

Questo è il cartamodello di una mantella che inserirò in CurvylineaAtelier , ma non è l’unico che ho fatto, seguiranno altre cose: parola d’ordine anni 40-50.

Ma non vi dico di più, vi farò vedere man mano che finisco con delle (spero) belle foto.

Non sto dimenticando la lingerie, anche in questo settore sto lavorando a nuovi prototipi, ho tante idee: vediamo se questo assaggino vi stuzzica l’appetito…

 

Vi lascio con una chicca, a cui dedicherò lo spazio che merita:

Ho per le mani un piccolo tesoro.

Mi hanno chiesto il favore di buttare questa giacca da uomo perché ormai è troppo vecchia, consumata e non più riparabile.

Io non ho potuto, l’ho tenuta per… smontarla!

Ho pensato di fare uno di quegli esperimenti di “ingegneria al contrario”, dove si parte dal prodotto finito e si procede all’inverso, smontando pezzo per pezzo per vedere come è fatto.

Questa giacca ha dai 30 ai 50 anni ed è stata realizzata in una sartoria su misura per la persona che l’ha commissionata.

30-50 anni fa, non vedo l’ora di scoprire i punti che sono sotto la fodera, tutti gli strati, le rifiniture, già qualcosa si intuisce dalla foto presa al volo: il sottocollo chiuso a mano, le impunture decorative (addirittura doppie) lungo il bordo del rever fatte sempre a mano, che dire, non vedo l’ora di avere un po’ di tempo da dedicarle.

Ne parlerò approfonditamente in un prossimo articolo che documenterò con tante foto.

Cercherò di spiegare le tecniche ed il perché di ogni passaggio.

Ed ora lascio voi alla lettura ed io invece mi prenderò una buona tazza di tè con una altrettanto buona fetta di torta al caffé.

Buona settimana e alla prossima.

Carolina Gi

Stilista per formazione, artigiana per vocazione
Tessuti, colori, materiali vari e le mie mani: sono l'attrezzatura che serve alla mente per dare vita al mio spirito creativo.
Il mio sogno è far tornare l'amore per la sartoria, i bei tessuti, il buon taglio, in poche parole la qualità unita alla bellezza e alla volontà di essere e sentirsi uniche in un mondo che, purtroppo, tende sempre più all'omologazione e all'appiattimento.
Scrivo del mio mondo e del mondo delle tante brave artigiane che mi capita di incontrare lungo il mio cammino.

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