Qualche tempo fa mia sorella, dopo aver letto un articolo della mia rubrica #storiadiunasarta, mi ha chiesto: “Perché hai scelto di definirti sarta e non stilista?”
Effettivamente mi sono diplomata in una prestigiosa Accademia di Roma e potrei tranquillamente definirmi Stilista, ma… c’è un ma…

 

 

Quando è nato il fenomeno della moda, a partire dalla prima sfilata organizzata da Giovan Battista Giorgini a palazzo Pitti nell’ormai lontano 1951, non si parlava di “Stilisti” ma di “Sarti”, quegli abiti meravigliosi erano frutto di una conoscenza profonda della materia, del taglio, della modellistica, insomma dei processi fondamentali che sono dietro alla realizzazione di un abito e non solo dell’idea.

 

 

A volte erano abiti creati specificamente per una persona precisa che avrebbe partecipato ad un dato evento, addirittura in molte sartorie esistevano dei manichini personalizzati con le misure delle clienti prestigiose; per ogni capo erano previste ore e ore di lavoro, addirittura giorni e settimane e tanti, tanti punti a mano.

 

 

Poi qualcosa è cambiato…

 

 

Non avrei saputo dirlo meglio!

 

Ecco, io mi rispecchio in quel tipo di figura, non sto dicendo di potermi paragonare ai grandi nomi che hanno fatto la storia del made in Italy, che ci hanno fatto conoscere in tutto il mondo, ma mi sento questo: una Sarta (perdonate il maiuscolo, ma in questo contesto credo che ci voglia) che mette a frutto la sua creatività e la sua abilità nel manipolare la materia, per dare vita a nuove forme tridimensionali che vestono ed abbelliscono il corpo umano che, spero, donino sicurezza e facciano sentire bene e belle chi le indossa.

Non mi riconosco nel lavoro di serie, ogni capo per me è unico, è una storia che creo punto dopo punto.

Anche se dovessi replicare una mia creazione, ogni copia (mai più di due o tre) è un nuovo inizio, si riparte dal modello realizzato su misura e i passaggi sono sempre nuovi perché la persona che lo indosserà è diversa e diverso diventa anche l’abito.

A volte penso di essere nata nell’epoca sbagliata perché amo immensamente questo lavoro e mi sarebbe piaciuto vivere in un’epoca in cui tutto questo ancora era  apprezzato e riconosciuto, a tutti i livelli sociali.

Se volevi un bell’abito per qualche evento particolare era normale rivolgersi al sarto o alla sarta.

Si comprava meno, un abito si faceva realizzare solo per occasioni particolari ma poi veniva conservato e riusato per le occasioni future ed anche passato di madre in figlia o tra sorelle, ma quegli abiti erano davvero speciali, non solo per la cura, la linea, il tessuto che “doveva essere buono”, ma anche per la storia che lo avrebbe accompagnato.

Ecco per me dovrebbe ancora essere così e vorrei che i miei abiti avessero sempre una storia, non solo quella che parte con me, col progetto e l’esecuzione, vorrei che ci fosse un seguito, che chi lo indossasse poi ci viva qualche bella esperienza da ricordare e conservi il mio lavoro per raccontarla un domani.

 

(Le immagini di questo post sono tratte dal Catalogo “Mode in Italy 1946-86 40 anni di stile Italiano” della omonima mostra tenutasi a Palazzo Braschi a Roma dal 13 marzo al 5 aprile 1987 e dal libro “il Genio Antipatico” Creatività e tecnologia della moda italiana 1951/1983 di Pia Soli per Arnoldo Mondadori Editore)


Carolina Gi

Stilista per formazione, artigiana per vocazione Tessuti, colori, materiali vari e le mie mani: sono l'attrezzatura che serve alla mente per dare vita al mio spirito creativo. Il mio sogno è far tornare l'amore per la sartoria, i bei tessuti, il buon taglio, in poche parole la qualità unita alla bellezza e alla volontà di essere e sentirsi uniche in un mondo che, purtroppo, tende sempre più all'omologazione e all'appiattimento. Scrivo del mio mondo e del mondo delle tante brave artigiane che mi capita di incontrare lungo il mio cammino.

8 commenti

Marilena · 2 luglio 2018 alle 4:05 pm

Ma che bell’articolo!
E adoro anche il nome e l’immagine.
E comunque sono anche io dell’idea che per quanto “stilista” suoni figo nel linguaggio corrente, il Sarto con la S maiuscola non si batte!

    Carolina Gi · 2 luglio 2018 alle 4:11 pm

    Grazie 🙂

Diara · 2 luglio 2018 alle 5:16 pm

Leggendo il tuo articoli mi è venuto in mente il film “Il filo nascosto”. Mi ricordo nelle scena dove prende le misure della sua nuova musa. Ho pensato “Oh però quante misure!”.
Mia nonna era una sarta e quindi da bambina ho spesso avuto la fortuna di avere abiti su misura.

    Carolina Gi · 2 luglio 2018 alle 5:45 pm

    Purtroppo non sono riuscita a vedere quel film al cinema, ma è nella lista dei film da vedere assolutamente.
    Penso che tu sia stata molto fortuna ad avere una nonna che ti confezionava degli abiti su misura perché avrai potuto apprezzare la qualità del suo operato e l’amore che avrà sicuramente avuto per questo lavoro. 🙂

Letizia · 2 luglio 2018 alle 10:05 pm

Brava Carolina! In un mondo di artisti, stilisti, influencer… anche io torno a quanto di bello e genuino ha il nostro lavoro!

    Carolina Gi · 2 luglio 2018 alle 10:15 pm

    Secondo me è l’unica cosa da fare. Soprattutto di questi tempi, proviamo a riportare bellezza e genuinità nelle nostre vite. 🙂

Amisaba · 7 luglio 2018 alle 9:40 am

Che bel post. Grazie per aver raccontato la bellezza che può sembrare di altri tempi e che invece esiste ancora. I miei nonni materni erano sarti e avevano una loro bottega. Alcuni loro discendenti hanno seguito la stessa strada compreso un mio cugino che si è rimesso in proprio e ne siamo tutti orgogliosissimi. Il Sarto per me è sinonimo di ben fatto. Mia mamma mi racconta come fosse ‘complicato’ per i miei nonni a volte prendere le misure quando il fisico della persona che richiedeva l’abito magari non era tutto lineare. Penso sia una delle sfide dei sarti. Mia mamma preferiva ricamare ma nonostante ciò quando ero piccola mi ha fatto diversi vestiti. È una bellissima arte quelli del Sarto.

    Carolina Gi · 7 luglio 2018 alle 9:46 am

    Sì, è davvero una bellissima arte, grazie per le belle parole e per aver condiviso i tuoi ricordi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *